Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha fatto sapere a palazzo Chigi che voterebbe contro la proposta di nomina di Maurizio Belpietro alla direzione del Tg1, così come ad ogni altra nomina di professionisti che provengano direttamente da aziende controllate da Silvio Berlusconi. Si complica così improvvisamente la partita delle nomine che era attesa per questa settimana o al massimo per quella dopo Pasqua, tanto più che da venerdì santo la direzione del principale telegiornale della televisione di Stato resterà vacante, in quanto Gianni Riotta firmerà Il Sole 24 Ore. Tuttavia se Pdl e Lega volessero, anche con il voto contrario di Garimberti potrebbe passare qualsiasi pacchetto di nomine. Certo, non sarebbe un gran modo di iniziare la luna di miele in viale Mazzini. E a quanto risulta a Italia Oggi né il direttore generale dell'azienda, Mauro Masi né lo stesso presidente del Consiglio Berlusconi hanno intenzione di procedere con il braccio di ferro. Anche perché quando fu nominato Riotta si raggiunse una maggioranza quasi unanime (non votò a favore la sola consigliera Bianchi Clerici).
La mossa informale del presidente della Rai azzera dunque il toto-nomine in viale Mazzini, facendo ripartire da capo la partita politica. L'eventuale disponibilità di Garimberti di approvare con un sì - o per lo meno con un'astensione - altre candidature, come quella di Mario Orfeo (nei piani alti di viale Mazzini si racconta di una telefonata cordiale fra i due che si sono conosciuti a Repubblica dove hanno lavorato a lungo assieme), rischia di trasformarsi in un ostacolo nelle fila dei consiglieri di maggioranza. Anche Berlusconi sembra a questo punto assai più tiepido («non mi fido», avrebbe confessato ai suoi collaboratori, «del partito di Repubblica») sulla candidatura Orfeo, nonostante l'insistenza di Mara Carfagna, che l'ha caldeggiata al telefono perfino durante il vertice della Nato. Ripartendo da zero Gianni Letta, che veste sempre i panni del mediatore, ha provato a buttare sul piatto un'altra candidatura che un tempo circolava per la presidenza dell'azienda: quella di Pietro Calabrese, già direttore del Messaggero e della Gazzetta dello Sport. Ma sembra assai difficile che possa diventare l'identikit ideale per il Tg1.
IL BRINDISI PER L'ADDIO DI RIOTTA. Intanto l'era Gianni Riotta al Tg1 si è conclusa. E l'altra sera una quarantina di dipendenti della testata della rete ammiraglia si sono ritrovati in una cena austera dentro un convento romano. Non c'erano vicedirettori, ma ben due caporedattori, oltre a una lunga schiera di giornalisti che si sono salutati con un brindisi (con coppe di champagne ghiacciato) alla fine del periodo più buio della storia del Tg1, coinciso - a loro giudizio - con la direzione di Riotta.
I VICEDIRETTORI GENERALI. Ma non c'è solo il Tg1 tra le priorità della Rai. Un'altra questione che tiene tutti in fibrillazione è la scelta dei vice del direttore generale di Mauro Masi. Secondo i partiti ce ne vorrebbero quattro per accontentare tutte le richieste, ma Masi al massimo ne acceterà due. I nomi che ballano il valzer sono: Lorenza Lei (dovrebbe essere il vicario) in quota mondo cattolico bipartisan, Antonio Marano, il direttore di RaiDue che la Lega vuole promuovere. I due conservano un cospicuo vantaggio sugli altri pretendenti alle poltrone, Gianfranco Comanducci e Giancarlo Leone.