ItaliaOggi
Numero 053  pag. 3 del 4/3/2009 | Indietro
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La Lega contro la crisi adotta la ricetta Obama e propone al Pdl di tagliare gli stipendi alti

Manager pubblici, spunta il tetto

Non più di 350 mila euro lordi l'anno, anche per le banche
 di Alessandra Ricciardi  

La proposta è semplice semplice e l'ha messa giù la Lega. Visto che la crisi è marcata, e il 2009 sarà un anno di lacrime e sangue, lo stato deve dare il buon esempio e stringere la cinghia. Come? Tagliando gli stipendi a chi nello stato guadagna tanto per portarli sotto un tetto massimo di 350 mila euro lordi l'anno. Poco in meno rispetto al limite fissato da Barack Obama, il presidente degli Stati uniti, per il managment delle banche che usufruiscono di aiuti pubblici. Ed è proprio al programma di Obama che la Lega si è ispirata per la sua proposta che oggi debutterà in commissione lavoro al senato come emendamento a un disegno di legge collegato alla Finanziaria 2009 su lavori usuranti e ammortizzatori sociali. Prima firmataria Rosy Mauro, la battagliera vicepresidente del senato, la pupilla del senatur, Umberto Bossi, cresciuta a lotte sindacali nelle industrie metalmeccaniche (è segretaria del sindacato padano dei lavoratori) e amministrazione del territorio (è stata consigliere comunale a Milano). L'emendamento punta a rivitalizzare la discussione anche all'interno della maggioranza di governo sugli strumenti economici e finanziari per uscire dalla crisi. «Ho analizzato il programma di Obama, e mi sono reso conto che in Italia non si può predicare parsimonia senza dare il buon esempio, senza vincolare i finanziamenti pubblici a una politica di responsabilità sociale da parte di chi ne usufruisce», spiega Sergio Divina, presidente della commissione controllo prezzi di Palazzo Madama, e coautore della proposta. «Ed è ovvio che i nostri primi interlocutori, da cui ci aspettiamo cenni di riscontro, sono gli alleati del Pdl», aggiunge Divina. In verità, a pensare di fissare un tetto, oltre il quale non sarebbe ragionevole guadagnare nello stato e nelle aziende pubbliche, era stato il governo Prodi, con la Finanziaria 2007, che aveva posto l'asticella alla busta paga del primo presidente della Corte di Cassazione, circa 300 mila euro. Norma che è stata oggetto di furibondi tira e molla e che alla fine è stata messa in un cassetto. La proposta Mauro-Divina parla di manager dello stato e di società a prevalente partecipazione pubblica. Ma anche delle aziende che dovessero, in occasione della crisi, avere gli aiuti dallo stato, come le banche, «perché se hanno aiuti pubblici è giusto che ne usufruiscano i lavoratori, non la classe dirigente». Nel raggio di azione del nuovo tetto rientrerebbero così i grand commis dello stato, le autorithy di vigilanza, ma anche la Rai.

Il quadro degli stipendi d'oro pubblici è ampio. Solo per citarne alcuni, e limitarsi a figure chiave del funzionamento della macchina pubblica, ci sono i 550 mila euro di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, i 790 mila euro di Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto del ministro dell'economia, i 450 mila euro e passa dei direttori delle Agenzie fiscali.




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